Green is the new black

In gergo si dice “faux fur”, per indicare pellicce che in lontananza possono anche confondere l’occhio e sembrare vere quando in realtà sono finte. Le ultime passerelle e di conseguenza le vetrine dei negozi, sono invasi di capispalla ecologici che fanno parte dei must-have della stagione invernale 2018/19. Emblema di un nuovo trend green le pellicce risultano colorate, lucenti ma soprattutto morbide come quelle vere, dopo il boom del bio nell’alimentazione sembra che anche la moda si stia finalmente orientando sempre di più verso questo fenomeno di buon consumo.

Ne abbiamo viste di tutti i tipi: colorate, con intarsi in eco-pelle, decorate, eleganti, sportive o appariscenti. Gucci, Giorgio Armani, Donatella Versace, Prada ma anche Zara e H&M gridano alla svolta fur free per questo inverno ormai alle porte, con Stella McCartney nota vegetariana, (andatevi a recuperare il libro di ricette Meat Free Monday scritto insieme a papà Paul), precursore di questo fenomeno, che ha addirittura intitolato la sua ultima sfilata “Green is the new black”.

Rispetto ai primi esperimenti evidentemente sintetici la pelliccia ecologica è cambiata profondamente, diventando tutt’altro rispetto a quei capi ispidi risultavano immediatamente fastidiosi al tatto, quindi chi ama le pellicce, quelle vere, ora non ha più scuse perché quella sua morbidezza e il tipico calore avvolgente sono all’altezza delle aspettative, anche se ecologiche, senza dover sacrificare nessuno!

Volete provare con mano questa morbidezza? Negli store fashion di CityLife Shopping District troverete i vostri modelli e colori preferiti.

 

Urban Magazine


Esce “MI ambiento - il libro sui fatti green”

È da poco uscita in libreria la seconda edizione di “MI AMBIENTO - Il Libro dei fatti green (2018)”, un racconto degli avvenimenti sostenibili più rappresentativi che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, in Italia e nel Mondo. Ma anche una breve storia del rapporto tra l’uomo e la natura, un vademecum aggiornato sulle questioni economiche e politiche, in chiave ambientale, più importanti e recenti, per meglio orientarci nelle scelte quotidiane; agevolando così un circuito emulativo virtuoso, a tutti i livelli, nella costruzione di una società glocal rigenerata, resiliente e più “a misura d’ambiente”.

“Ci troviamo di fronte a cambiamenti radicali che necessiterebbero di una guida responsabile e lungimirante per affrontare l’espandersi e intrecciarsi di alcune questioni critiche e rilevanti: economica, sociale e proprio quella ambientale - commenta Massimiliano Pontillo, curatore del volume annuale, Presidente di Pentapolis Onlus e Direttore Responsabile di Eco in Città – Tra le cause principali di tutto ciò è l’aver troppo spesso dimenticato che l’Ambiente è il nostro massimo Bene Comune Universale, un valore sostituito da troppi interessi particolari che minacciano costantemente l’uguaglianza e la coesione sociale”.

Suddiviso in quattro capitoli tematici (informazione, politica, economia e attualità), il libro si avvale del contributo di Matteo Campofiorito, Marzia Fiordaliso e Marino Midena; oltre alla postfazione di Enrico Giovannini, portavoce di ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile).

 

Testo a cura di Urban Magazine


L’ultima frontiera del nido si chiama BabyLife: è in legno e sostenibile!

Inaugurato lo scorso 8 giugno all’interno del parco pubblico di CityLife, l’asilo sostenibile ha ufficialmente aperto oggi 5 settembre per accogliere i bambini in occasione della nuova stagione scolastica. La struttura denominata BabyLife ha aperto le porte a 72 bambini da 0 a 36 mesi ed è il primo asilo nido del Comune di Milano completamente in legno, con l’obiettivo di ottenere la certificazione “LEED Platinum”.

Progettato dallo studio O2ARCH, BabyLife riprende i tre elementi che caratterizzano la zona: il bianco dei palazzi di Zaha Hadid, il vetro dei grattacieli firmati da Arata Isozaki e Daniel Libeskind e il legno della natura che lo circonda. Il progetto ruota intorno a un patio, una forma di vetro morbida che contiene diverse piante, da qui si sviluppa attraverso la scomposizione della superficie di mille metri quadrati in una serie di casette a misura di bambino, che ospitano le sezioni e i laboratori, tutte con un affaccio verso l’esterno, dove a disposizione dei piccoli c’è un giardino attrezzato di circa tremila metri quadrati.

Il progetto di BabyLife è il risultato di un concorso per giovani architetti under 35, indetto nel 2014 dalla stessa CityLife in coordinamento con il Comune di Milano, per la realizzazione di un asilo che fosse in linea con le politiche di basso impatto ambientale del Comune di Milano. Disegnato nel rispetto delle regole del protocollo LEED, il progetto dello studio O2ARCH punta a raggiungere una certificazione Platino grazie al risparmio energetico ottenuto per l’utilizzo di tecnologie solari, il contenimento dei consumi dovuto al recupero delle acque meteoriche e di scarico, la coibentazione, un’illuminazione e climatizzazione naturale e controllo della provenienza dei materiali.

Luce, finiture e materiali giocano un ruolo centrale anche nella pedagogia dei bambini: la polisensorialità dell’ambiente faciliterà infatti la loro esperienza cognitiva.

Un asilo che punta a un futuro green educando i bambini sin dalla tenera età.


Le soluzioni abitative del futuro tra innovazione e cultura green

L’ecosostenibile è, oggi, un tema delicato e non sottovalutabile. Ecco perché sempre più realtà si affacciano su di esso, ideando soluzioni che sfruttino la filosofia green per soddisfare vari bisogni.

L’ultima Design Week milanese, tra i vari eventi anche all’interno dello stesso CityLife Shopping District, ha dedicato uno spazio alla presentazione di nuove soluzioni abitative sostenibili. Varie proposte di ultima generazione, da una casa stampata in 3D a un padiglione botanico che riproduce le stagioni dell’anno.

L’intento è quello di mostrare le possibili alternative del futuro, come e dove si potrà vivere, nell’ottica di abbracciare una cultura green.

Il potenziale del riciclo e l’attenzione dedicata ad esso, sono valori ben evidenti in progetti come quello di Rubner Haus. L’ultima proposta di questa importante azienda del legno italiana è Spaceship, la casa-navicella green realizzata con l’aiuto degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Torino. Questa esclusiva creazione, è in grado di funzionare in modo autosufficiente, sfruttando il sole e la fotosintesi per produrre tutto il necessario per soddisfare i bisogni vitali di prima necessità. Energia, cibo, ossigeno e acqua a disposizione di chi vi abita. Strutturalmente parlando, si intende una struttura in legno che si appoggia su piedi metallici. Per entrare al suo interno un portellone-rampa che, aprendosi, consente il passaggio.

Parlando di un futuro che sostiene e rispetta l’ambiente e il pianeta, un altro progetto innovativo è quello proposto dallo studio CRA – Carlo Ratti, direttore del MIT Seanseable City Lab. Il tentativo è quello di rappresentare il cambiamento climatico e delle stagioni con questa creazione, una serra in grado di dimostrare tutto ciò. Presentata in occasione dello scorso Fuorisalone, l’attenzione al green è filo conduttore dell’dea. Pannelli fotovoltaici organici e celle solari in grado di riprodurre il processo della fotosintesi.

Sono molteplici le soluzioni abitative che seguono questo principio. Per poter immaginare un futuro più responsabile e coscienzioso, è necessario conoscere ed appoggiare le modalità corrette per un maggiore rispetto dell’ambiente. Un futuro, si spera non troppo lontano, ricco di evoluzioni positive e di idee stimolanti che sensibilizzino l’uomo, rendendolo amico del pianeta.

E quando sarete all’interno della vostra casa futurista, non dimenticate di venire negli store di arredamento e accessori a CityLife Shopping District per personalizzarla al meglio!

 

Testo a cura di Serena Andreani, Urban Magazine


L’idroponica ti dipinge il pollice di verde anche a Milano

Linfa ti dà l’opportunità di creare all’interno del tuo salotto un’orto con il design personalizzato e con l’aiuto dello smart phone.

Il segreto di tutto questo è la coltivazione idroponica, dove la pianta non cresce dalla terra ma da un substrato inerte che fa da sostegno. Si creano delle soluzioni nutritive specifiche che si mischiano insieme all’acqua, gestendo il nutrimento della pianta in base al suo bisogno. Questa tecnica può consente anche la coltivazione di specie che non sono tipiche bloccate dalle condizioni climatiche.

La startup Robotica ha creato la su citata Linfa, che permette a tutti di coltivare le più svariate specie di piante. Da quelle aromatiche a quelle meno comuni. La struttura ha dei sensori all’interno che ricreano le condizioni ideali di temperatura, dalla luce all’umidità calcolata e monitorata in maniera ottimale per la crescita delle piante e nella parte inferiore è possibile seminare ciò che si desidera coltivare. Grazie ai sensori di temperatura dell’acqua e dell’aria, di umidità, di luminosità e di rilevazione dei valori del pH è possibile monitorare il tutto.

Lo smartphone entra in gioco proprio qui attraverso un’app che permette all’utente di rimanere costantemente aggiornato sullo stato della coltivazione. Le notifiche che riceverà l’utente riguarderanno la salute, il loro stadio di crescita e la previsione sulla data del raccolto. Inoltre nell’app si possono acquistare anche semi non facilmente reperibili o sul mercato disponibili a prezzi esagerati. Questo tipo di coltivazione è stato realizzato anche per garantire un ottimo inserimento nel design della casa, quindi in commercio si trovano facilmente strutture eleganti e perfette per ogni interno domestico.

Nel 2018 amore e tecnologia sono un binomio indissolubile, quindi perché non ci si può dipingere il pollice di verde anche nel monolocale a piano terra nel centro di Milano???

 

Testo a cura di Urban magazine.


Uno spazio verde quando non si ha un giardino è possibile?

Il nuovo Santo Graal dei cittadini? Uno spazio verde! Un giardino, un piccolo orto da coltivare, un’oasi verde in cui respirare la Natura. C’è chi tende infatti a lasciare la città per vivere in periferia. Appena fuori città per riuscire a conquistarsi un pezzo di verde seppur piccolo. Sì ma gli altri?

Altro che palazzina in centro, altro che terrazza mozzafiato sullo skyline di Milano. Altro che attico su due livelli. Se non c’hai il giardino sei out. Lo dicono le tendenze degli “immobiliari imbruttiti”.

Soluzioni? Copiare da chi manipola l’arte dell’arrangiarsi. Ci sono infatti tantissime alternative al piccolo angolo di verde in giardino. Basterà scatenare l’immaginazione.

Il giardino verticale. Prima ancora del bosco fu creato il giardino! Ebbene sì. Questa una delle migliori soluzioni salva spazio in assoluto. Il suo lato positivo è anche un incredibile appeal estetico. Basterà abbinare alcune piante preferibilmente compatibili tra loro (in modo tale che nessuna cresca troppo da soffocare l’altra). Alternare piante verdi e fiori per un effetto super. L’idea è quindi quella di ricreare un muro vegetale. In alternativa, usate una scala di legno o di ferro sulla quale piazzare o appendere qualche vaso.

Le erbe aromatiche. Nessun bisogno di avere per forza un giardino per coltivare le erbe aromatiche! Rosmarino, basilico, prezzemolo… da coltivare nei vasi che borderanno le nostre finestre. Su un balconcino oppure in una piccola serra organizzata sul terrazzo!

L’orto sul balcone? Sì, è possibile! Ora sia chiaro… magari evitiamo le zucche e le insalate… ma i pomodorini e i peperoncini, quelli sì che potranno trovare l’ambiente accogliente! Step numero 2? Zucchine e addirittura le melanzane. Non aspettiamoci una produzione massiccia, ma il giusto per togliersi una piccola soddisfazione!

Le soluzioni insomma sono tante. Perché mai dovremmo lasciare le comodità della città? Perché mai dovremmo fuggire quando si può facilmente portare un po’ di verde direttamente a casa propria?

L’orto è cool, coltivare le piante è il nuovo hobby trendy dei radical chic. La prova di “resistenza” perfetta per gli indignati del “sacchetto biodegradabile a pagamento” (la soluzione infatti è coltivare in casa) e il compromesso migliore per i nostalgici della vita al verde.

Proviamoci anche noi, no?

 

Elise Lefort per Urban Magazine


Ragazzi in bike sharing

Mo’ le Bike

Il car sharing sembrava l’idea del secolo. E invece be green spostandoti con le Mobike.

Dimenticatevi della ressa in metropolitana. Dimenticatevi dei pullman pieni fino a scoppiare. Dell'ansia per lo sciopero dei mezzi, la borsa schiacciata tra ascella e collo, e l'alito del vicino caldo dentro l'orecchio. Dimenticatevi della macchina, dello stress per il parcheggio, dell'area C e delle strisce gialle.
Dimenticatevi pure del car sharing, anche se sembrava l'idea del secolo.
Spostarsi in città, arrivare in orario e in ordine a un appuntamento è possibile, senza ricorrere per forza al taxi, senza spendere cifre astronomiche, senza inquinare troppo.

L'idea giusta? La bici. Questa però va poi parcheggiata, legata, sistemata e portata in ogni caso con sé senza tener conto dei vari ipotetici imprevisti della giornata. Ecco perché a rivoluzionare il nostro quotidiano e il nostro modo di pensare lo spostamento in città è arrivato Mobike. Migliaia di biciclette disponibili in tutta la città grazie a una App e a un codice QR da scansionare. Dopo aver usufruito della bicicletta basterà lasciarla in uno dei tantissimi parcheggi sparsi per la città, chiudere il lucchetto ed andare per la propria strada. E se pensate che le biciclette siano usate soltanto dagli aspiranti hipster vi sbagliate di grosso. Famiglie, studenti, impiegati, freelance, pensionati... E non solo perché va di moda. Adesso che hanno preso piede, anzi, pedale, se ne vedono ovunque, parcheggiate sui marciapiedi, vicino alle metro, in eterna e solitaria attesa di una corsa. Un fotografo potrebbe pure farsi venire l’idea di ritrarle in giro. Suggeriamo già il titolo: la solitudine di una Mobike. Sole sì, ma utili. Perché sono la soluzione a tanti problemi. Non inquinano, puoi portare borse e borselli con te e ti evitano quelle crisi di nervi da traffico. Unico inconveniente, il freddo, direbbe qualcuno. Ma va’, con i guanti, i cappotti, le coperte e i ponchi che ci sono adesso, il freddo lasciamolo stare. Scandinavia insegna.