Il Re Leone: 25 anni dopo Simba torna a ruggire

Un ritorno più che gradito, un ritorno che tutti, grandi e piccini, aspettavano con ansia. Il leone più amato del cinema è finalmente pronto a lottare e a ruggire per riconquistare il suo trono.

Prima di analizzare l’ultima grande creazione di Jon Favreau… che ne dite se facciamo un passo indietro, riportando alla luce il cartone animato realizzato più di venti anni fa?

Uscito il 15 giugno 1994 negli Stati Uniti (in Italia arrivò a novembre), il Re Leone è stato il primo lungometraggio tratto da una storia originale, una storia ispirata all'Amleto di William Shakespeare e ideata da Jeffrey Katzenberg, Roy E. Disney e Peter Schneider, ai quali si aggiungono gli sceneggiatori Irene Mecchi e Jonathan Roberts.

La storia del cucciolo diventato RE, è ormai nota, ma forse non tutti sanno che la stesura del film ha preso forma in seguito ad una visita della squadra di direzione del film al parco nazionale di Hell's Gate in Kenya. Inoltre, molti elementi della storia risalgono ad un famoso anime giapponese degli anni Sessanta: “Kimba, il leone bianco”.

Dietro questo grande classico non c’è soltanto un lavoro di natura cinematografica, ma anche, e soprattutto, di ricerca, apertura e rispetto verso una cultura differente: quella del regno animale.

25 anni dopo siamo in attesa di una storia già assaporata, ma non per questo banale e noiosa. Il nuovo Re Leone è un mix di tecnologia e fotorealismo: una produzione che ci porterà direttamente in mezzo alla Savana!

Ti aspettiamo da CityLife Anteo: dove il cucciolo diventa Re!
Perchè il Re Leone non è solo un film… è un’esperienza immersiva e a stretto contatto con le selvagge terre africane, da vivere all’interno di CityLife Shopping District.


Coffee Break: un piacere quotidiano proveniente dal lontano Oriente

Pausa caffè? Sì ci vorrebbe proprio!

Quante volte abbiamo sentito questa frase? Molte volte, nel quotidiano è quasi una ripetizione! In università, in ufficio, nel tempo libero… la pausa caffè è un rito che partecipa attivamente alla nostra quotidianità.

Prima di concentrarci sul momento, sulla pausa in sé dovremmo parlare del protagonista indiscusso: il caffè. Qual’è l’origine di questa parola così ricorrente?

Si tratta di una domanda forse banale, ma, al tempo stesso, interessante e accattivante. L’origine del termine,in realtà, è poco chiara: potrebbe derivare dall’arabo “qahwa“, termine che fa riferimento a un vino o un liquore. Questa parola è stata poi trasformata nella lingua turca, e, infine, in italiano “caffè”.

Ricerche fanno anche pensare che la parola caffè derivi dalla regione Caffa in Etiopia, dove la pianta del caffè è molto diffusa.

E l’origine del coffee break?

Il piacere del caffè è una ricorrenza che nasce nel lontano XV secolo, in Oriente. Nei luoghi d’incontro dell’epoca, un "Capo caffettiere" si preoccupava di distribuire la bevanda a tutti i presenti.

Quasi 100 anni dopo, il caffè arrivò ufficialmente in Italia, a Venezia per la precisione. Terra di scambi commerciali, la città veneta divenne poi capitale delle prime botteghe del caffè. Nel breve periodo, queste botteghe divennero i luoghi in cui si passava il proprio tempo in maniera piacevole, dimenticando i problemi della quotidianità. Un vero e proprio spazio d’incontro e di scambio tra persone, al sapore di caffè.

La loro diffusione era solo all’inizio. Buona parte dell’Europa iniziò ad abbracciarli pochi anni dopo.

La terra principe, in questo senso, è il Regno Unito con le sue coffee house, chiamate anche penny universities. Il motivo di questo soprannome era semplice: una tazza di caffè costava esattamente un penny.

Hai bisogno di una pausa caffè rilassante? Passa da CityLife Shopping District!

Avrai a disposizione un’offerta varia e speciale. Passa a trovarci e regalati un momento di dolcezza e relax in compagnia di una buona tazza di caffè, il compagno ideale di ogni coffee break.


La Pizza: una storia fatta di pane, pomodoro e tanto amore

Cosa mangiamo stasera? Molti se non tutti avrebbero già la risposta a questa domanda: una gran bella PIZZA!

Conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, la pizza ha un impasto semplice, ma ricco di sapore e storia. Dietro quell’aspetto gradevole e gustoso c’è una tradizione che ha le sue fondamenta nel Settecento, nel Regno di Napoli.

Proprio a Napoli è avvenuto il primo incontro tra il pane e il pomodoro. Il risultato finale fu positivo a tal punto che la pizza venne apprezzata da tutti, dai più poveri ai più ricchi. Proprio questo successo riscontrato nelle classi più nobili della società spinse il pizzaiolo Raffalele Esposito a dedicare la pizza “margherita” alla regina Margherita di Savoia.

Fino agli inizi del Novecento la pizza e le pizzerie rimangono un fenomeno prettamente napoletano, e gradualmente italiano. Dopo la seconda guerra mondiale, adeguandosi ai gusti dei vari paesi, divenne un fenomeno mondiale.

Oltre che un fenomeno, la pizza divenne persino protagonista di un film.

Nel 2003, infatti, la produzione Lanterna Magica decise di dedicare alla pizza il cartone animato “Totò sapore e la magica storia della pizza”: una produzione dalla trama fantasiosa, ma ambientato sempre a Napoli.

Avete avuto occasione di vederlo? Di sicuro il film avrà regalato numerosi colpi di scena, ma non dal punto di vista culinario. Nonostante la pizza sia sempre stata amata per la sua semplicità, innumerevoli varianti hanno preso la scena e soddisfatto le esigenze di numerosi clienti, sempre più desiderosi di sperimentare e provare nuovi sapori.

Dove trovare una pizza fuori dal comune? Vieni da PIE.

Situato all’interno di CityLife Shopping District, PIE offre ai propri clienti la possibilità di scegliere gli ingredienti della propria pizza per vivere un esperienza personale e alimentare unica nel suo genere.


Red, il connubio perfetto tra cucina e lettura!

Spesso è complicato coltivare le proprie passioni e dedicare del tempo a noi stessi a causa della routine lavorativa e dei troppi impegni. Ad esempio, quando è stata l’ultima volta che avete letto un buon libro o che avete trascorso la vostra pausa pranzo in completo relax?

Scommettiamo che non ve lo ricordate...

È importante riappropriarsi della risorsa più preziosa che ci appartiene, ma che spesso sottovalutiamo: il tempo. A volte bastano dei piccoli gesti d’amore verso noi stessi per combattere lo stress e dare una svolta positiva alla giornata.

E allora perché non dedicarsi un pranzo in tutta tranquillità, sfogliando il vostro romanzo preferito?

All’interno di CityLife Shopping District vi aspetta Red, il moderno bistrot che crea la perfetta sintonia tra cucina e lettura.

Red è uno store esperienziale ideato dal Gruppo Feltrinelli e sviluppato in collaborazione con CIR food. All’interno del locale, avrete la possibilità di immergervi nella lettura, scoprendo le novità editoriali del momento. Il tutto viene accompagnato da proposte gastronomiche ideate con lo scopo di creare un’atmosfera rilassante e ideale per conversare.

La lettura concilia tranquillità e creatività: un buon libro è molto più di un semplice oggetto, è un compagno di viaggio che saprà darti saggi consigli.

Cosa potrebbe esserci di meglio che abbinare la dimensione culinaria a quella della lettura? Non vi resta che scoprirlo. Vi aspettiamo da Red, un luogo unico che vi farà vivere esperienze sensoriali indimenticabili grazie a percorsi culinari proposti, che vengono costantemente rivoluzionati.

Wired per CLSD


Green is the new black

In gergo si dice “faux fur”, per indicare pellicce che in lontananza possono anche confondere l'occhio e sembrare vere quando in realtà sono finte. Le ultime passerelle e di conseguenza le vetrine dei negozi, sono invasi di capispalla ecologici che fanno parte dei must-have della stagione invernale 2018/19. Emblema di un nuovo trend green le pellicce risultano colorate, lucenti ma soprattutto morbide come quelle vere, dopo il boom del bio nell'alimentazione sembra che anche la moda si stia finalmente orientando sempre di più verso questo fenomeno di buon consumo.

Ne abbiamo viste di tutti i tipi: colorate, con intarsi in eco-pelle, decorate, eleganti, sportive o appariscenti. Gucci, Giorgio Armani, Donatella Versace, Prada ma anche Zara e H&M gridano alla svolta fur free per questo inverno ormai alle porte, con Stella McCartney nota vegetariana, (andatevi a recuperare il libro di ricette Meat Free Monday scritto insieme a papà Paul), precursore di questo fenomeno, che ha addirittura intitolato la sua ultima sfilata "Green is the new black".

Rispetto ai primi esperimenti evidentemente sintetici la pelliccia ecologica è cambiata profondamente, diventando tutt'altro rispetto a quei capi ispidi risultavano immediatamente fastidiosi al tatto, quindi chi ama le pellicce, quelle vere, ora non ha più scuse perché quella sua morbidezza e il tipico calore avvolgente sono all’altezza delle aspettative, anche se ecologiche, senza dover sacrificare nessuno!

Volete provare con mano questa morbidezza? Negli store fashion di CityLife Shopping District troverete i vostri modelli e colori preferiti.

 

Urban Magazine


Esce “MI ambiento - il libro sui fatti green”

È da poco uscita in libreria la seconda edizione di “MI AMBIENTO - Il Libro dei fatti green (2018)”, un racconto degli avvenimenti sostenibili più rappresentativi che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, in Italia e nel Mondo. Ma anche una breve storia del rapporto tra l’uomo e la natura, un vademecum aggiornato sulle questioni economiche e politiche, in chiave ambientale, più importanti e recenti, per meglio orientarci nelle scelte quotidiane; agevolando così un circuito emulativo virtuoso, a tutti i livelli, nella costruzione di una società glocal rigenerata, resiliente e più “a misura d’ambiente”.

“Ci troviamo di fronte a cambiamenti radicali che necessiterebbero di una guida responsabile e lungimirante per affrontare l’espandersi e intrecciarsi di alcune questioni critiche e rilevanti: economica, sociale e proprio quella ambientale - commenta Massimiliano Pontillo, curatore del volume annuale, Presidente di Pentapolis Onlus e Direttore Responsabile di Eco in Città – Tra le cause principali di tutto ciò è l’aver troppo spesso dimenticato che l’Ambiente è il nostro massimo Bene Comune Universale, un valore sostituito da troppi interessi particolari che minacciano costantemente l’uguaglianza e la coesione sociale”.

Suddiviso in quattro capitoli tematici (informazione, politica, economia e attualità), il libro si avvale del contributo di Matteo Campofiorito, Marzia Fiordaliso e Marino Midena; oltre alla postfazione di Enrico Giovannini, portavoce di ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile).

 

Testo a cura di Urban Magazine


L’ultima frontiera del nido si chiama BabyLife: è in legno e sostenibile!

Inaugurato lo scorso 8 giugno all’interno del parco pubblico di CityLife, l’asilo sostenibile ha ufficialmente aperto oggi 5 settembre per accogliere i bambini in occasione della nuova stagione scolastica. La struttura denominata BabyLife ha aperto le porte a 72 bambini da 0 a 36 mesi ed è il primo asilo nido del Comune di Milano completamente in legno, con l’obiettivo di ottenere la certificazione “LEED Platinum”.

Progettato dallo studio O2ARCH, BabyLife riprende i tre elementi che caratterizzano la zona: il bianco dei palazzi di Zaha Hadid, il vetro dei grattacieli firmati da Arata Isozaki e Daniel Libeskind e il legno della natura che lo circonda. Il progetto ruota intorno a un patio, una forma di vetro morbida che contiene diverse piante, da qui si sviluppa attraverso la scomposizione della superficie di mille metri quadrati in una serie di casette a misura di bambino, che ospitano le sezioni e i laboratori, tutte con un affaccio verso l'esterno, dove a disposizione dei piccoli c'è un giardino attrezzato di circa tremila metri quadrati.

Il progetto di BabyLife è il risultato di un concorso per giovani architetti under 35, indetto nel 2014 dalla stessa CityLife in coordinamento con il Comune di Milano, per la realizzazione di un asilo che fosse in linea con le politiche di basso impatto ambientale del Comune di Milano. Disegnato nel rispetto delle regole del protocollo LEED, il progetto dello studio O2ARCH punta a raggiungere una certificazione Platino grazie al risparmio energetico ottenuto per l’utilizzo di tecnologie solari, il contenimento dei consumi dovuto al recupero delle acque meteoriche e di scarico, la coibentazione, un’illuminazione e climatizzazione naturale e controllo della provenienza dei materiali.

Luce, finiture e materiali giocano un ruolo centrale anche nella pedagogia dei bambini: la polisensorialità dell’ambiente faciliterà infatti la loro esperienza cognitiva.

Un asilo che punta a un futuro green educando i bambini sin dalla tenera età.


Le soluzioni abitative del futuro tra innovazione e cultura green

L’ecosostenibile è, oggi, un tema delicato e non sottovalutabile. Ecco perché sempre più realtà si affacciano su di esso, ideando soluzioni che sfruttino la filosofia green per soddisfare vari bisogni.

L’ultima Design Week milanese, tra i vari eventi anche all’interno dello stesso CityLife Shopping District, ha dedicato uno spazio alla presentazione di nuove soluzioni abitative sostenibili. Varie proposte di ultima generazione, da una casa stampata in 3D a un padiglione botanico che riproduce le stagioni dell’anno.

L’intento è quello di mostrare le possibili alternative del futuro, come e dove si potrà vivere, nell’ottica di abbracciare una cultura green.

Il potenziale del riciclo e l’attenzione dedicata ad esso, sono valori ben evidenti in progetti come quello di Rubner Haus. L’ultima proposta di questa importante azienda del legno italiana è Spaceship, la casa-navicella green realizzata con l’aiuto degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Torino. Questa esclusiva creazione, è in grado di funzionare in modo autosufficiente, sfruttando il sole e la fotosintesi per produrre tutto il necessario per soddisfare i bisogni vitali di prima necessità. Energia, cibo, ossigeno e acqua a disposizione di chi vi abita. Strutturalmente parlando, si intende una struttura in legno che si appoggia su piedi metallici. Per entrare al suo interno un portellone-rampa che, aprendosi, consente il passaggio.

Parlando di un futuro che sostiene e rispetta l’ambiente e il pianeta, un altro progetto innovativo è quello proposto dallo studio CRA – Carlo Ratti, direttore del MIT Seanseable City Lab. Il tentativo è quello di rappresentare il cambiamento climatico e delle stagioni con questa creazione, una serra in grado di dimostrare tutto ciò. Presentata in occasione dello scorso Fuorisalone, l’attenzione al green è filo conduttore dell’dea. Pannelli fotovoltaici organici e celle solari in grado di riprodurre il processo della fotosintesi.

Sono molteplici le soluzioni abitative che seguono questo principio. Per poter immaginare un futuro più responsabile e coscienzioso, è necessario conoscere ed appoggiare le modalità corrette per un maggiore rispetto dell’ambiente. Un futuro, si spera non troppo lontano, ricco di evoluzioni positive e di idee stimolanti che sensibilizzino l’uomo, rendendolo amico del pianeta.

E quando sarete all’interno della vostra casa futurista, non dimenticate di venire negli store di arredamento e accessori a CityLife Shopping District per personalizzarla al meglio!

 

Testo a cura di Serena Andreani, Urban Magazine


L’idroponica ti dipinge il pollice di verde anche a Milano

Linfa ti dà l’opportunità di creare all’interno del tuo salotto un’orto con il design personalizzato e con l’aiuto dello smart phone.

Il segreto di tutto questo è la coltivazione idroponica, dove la pianta non cresce dalla terra ma da un substrato inerte che fa da sostegno. Si creano delle soluzioni nutritive specifiche che si mischiano insieme all’acqua, gestendo il nutrimento della pianta in base al suo bisogno. Questa tecnica può consente anche la coltivazione di specie che non sono tipiche bloccate dalle condizioni climatiche.

La startup Robotica ha creato la su citata Linfa, che permette a tutti di coltivare le più svariate specie di piante. Da quelle aromatiche a quelle meno comuni. La struttura ha dei sensori all’interno che ricreano le condizioni ideali di temperatura, dalla luce all’umidità calcolata e monitorata in maniera ottimale per la crescita delle piante e nella parte inferiore è possibile seminare ciò che si desidera coltivare. Grazie ai sensori di temperatura dell’acqua e dell’aria, di umidità, di luminosità e di rilevazione dei valori del pH è possibile monitorare il tutto.

Lo smartphone entra in gioco proprio qui attraverso un’app che permette all’utente di rimanere costantemente aggiornato sullo stato della coltivazione. Le notifiche che riceverà l’utente riguarderanno la salute, il loro stadio di crescita e la previsione sulla data del raccolto. Inoltre nell’app si possono acquistare anche semi non facilmente reperibili o sul mercato disponibili a prezzi esagerati. Questo tipo di coltivazione è stato realizzato anche per garantire un ottimo inserimento nel design della casa, quindi in commercio si trovano facilmente strutture eleganti e perfette per ogni interno domestico.

Nel 2018 amore e tecnologia sono un binomio indissolubile, quindi perché non ci si può dipingere il pollice di verde anche nel monolocale a piano terra nel centro di Milano???

 

Testo a cura di Urban magazine.


Uno spazio verde quando non si ha un giardino è possibile?

Il nuovo Santo Graal dei cittadini? Uno spazio verde! Un giardino, un piccolo orto da coltivare, un’oasi verde in cui respirare la Natura. C’è chi tende infatti a lasciare la città per vivere in periferia. Appena fuori città per riuscire a conquistarsi un pezzo di verde seppur piccolo. Sì ma gli altri?

Altro che palazzina in centro, altro che terrazza mozzafiato sullo skyline di Milano. Altro che attico su due livelli. Se non c’hai il giardino sei out. Lo dicono le tendenze degli “immobiliari imbruttiti”.

Soluzioni? Copiare da chi manipola l’arte dell’arrangiarsi. Ci sono infatti tantissime alternative al piccolo angolo di verde in giardino. Basterà scatenare l’immaginazione.

Il giardino verticale. Prima ancora del bosco fu creato il giardino! Ebbene sì. Questa una delle migliori soluzioni salva spazio in assoluto. Il suo lato positivo è anche un incredibile appeal estetico. Basterà abbinare alcune piante preferibilmente compatibili tra loro (in modo tale che nessuna cresca troppo da soffocare l’altra). Alternare piante verdi e fiori per un effetto super. L’idea è quindi quella di ricreare un muro vegetale. In alternativa, usate una scala di legno o di ferro sulla quale piazzare o appendere qualche vaso.

Le erbe aromatiche. Nessun bisogno di avere per forza un giardino per coltivare le erbe aromatiche! Rosmarino, basilico, prezzemolo… da coltivare nei vasi che borderanno le nostre finestre. Su un balconcino oppure in una piccola serra organizzata sul terrazzo!

L’orto sul balcone? Sì, è possibile! Ora sia chiaro… magari evitiamo le zucche e le insalate… ma i pomodorini e i peperoncini, quelli sì che potranno trovare l’ambiente accogliente! Step numero 2? Zucchine e addirittura le melanzane. Non aspettiamoci una produzione massiccia, ma il giusto per togliersi una piccola soddisfazione!

Le soluzioni insomma sono tante. Perché mai dovremmo lasciare le comodità della città? Perché mai dovremmo fuggire quando si può facilmente portare un po’ di verde direttamente a casa propria?

L’orto è cool, coltivare le piante è il nuovo hobby trendy dei radical chic. La prova di “resistenza” perfetta per gli indignati del “sacchetto biodegradabile a pagamento” (la soluzione infatti è coltivare in casa) e il compromesso migliore per i nostalgici della vita al verde.

Proviamoci anche noi, no?

 

Elise Lefort per Urban Magazine