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Il carico mentale è davvero il male del secolo?

5 febbraio 2018

A prima vista potrebbe sembrare l’ennesima invenzione del nuovo millennio per giustificare cali di attenzione, malavoglia e apparente stress da lavoro. E invece pare sia molto più serio di così. E a pensarci bene ha tutto molto senso. Fateci caso: quante volte siete andati in una stanza per poi non ricordare dove dovevate andare e cosa dovevate fare? Quante volte vi è capitato di prendere il cellulare e dimenticare quale fosse il numero che stavate per comporre? Quante volte vi siete dimenticati di un appuntamento, quante volte avete sbagliato la data dell’ennesima riunione importante? Infine: quante volte vi siete resi conto di fare almeno tre cose contemporaneamente che nemmeno c’entrassero tanto l’una con l’altra?

Quante volte vi siete sentiti sopraffatti a tal punto da avere l’impressione di annegare le incombenze da sbrigare?

Ecco, la risposta è da trovare nella domanda stessa. Complicato? Un po’ sì ma fa parte del gioco. Questa è la vita baby, siamo tutti sulla stessa barca direbbe chiunque. Perché sì, è proprio così. Nonostante sembri tutto un grande rompicapo, un’enorme enigma senza soluzione, si tratta invece della banale routine di quasi tutti gli individui che lavorano e vivono nella società di oggi.

Il rovescio della medaglia, però, è che a dover e voler controllare tutto e moltiplicare impegni e compiti odierni, si finisce per sfiorare l’esaurimento.

Ma come si può dominare questo cosiddetto “carico mentale”?

Con metodo ed organizzazione. Sì, detto così sembra di dover aggiungere un altro impegno organizzativo a tutti quelli già in coda, ma quest’ultimo invece potrebbe essere la svolta, la nostra salvezza.

L’unico modo per uscirne (vivi) è infatti quello di imporsi un’organizzazione ferrea a costo di dover sembrare scontrosi e poco disponibili. Rispettare il proprio tempo, proteggersi, imparare a dire NO.

Svolgere un compito alla volta. Fare liste giornaliere (o le cosiddette “to do list”) per tenere sotto controllo i vari impegni lavorativi e non. Non iniziare una nuova attività prima di avere concluso quella precedente (oppure darsi un limite orario giornaliero per lavorare a tale attività). Imporsi di fare qualche pausa e autorizzarsi lo svago. Un’ora di svago, un’ora di respiro non può che fare bene a corpo e anima e il lavoro ne potrà solo giovare. Jack Torrance vi dice nulla? Ora… non che continuare a ignorare il problema vi farà calare nei panni del protagonista di The Shining, però…

Elise Lefort per Urban Magazine

 

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